Chi è?

Mi chiamo Veronica e sono nata a Roma il 5 Aprile 1986.

 

Vi dico questo perché credo che questa frase, tipica di ogni inizio di presentazione, racchiuda un po’ tutto ciò che, da una parte, secondo me, si deve fare e, dall’altra, non si deve fare in una guida animata. Essere, non solo stare, di fronte un’opera d’arte è come essere in relazione con una persona.

Avere la presunzione di sapere cos’è e chi è un’opera d’arte soltanto perché, nel caso per esempio di un quadro, si sa chi l’ha dipinta o quando è stata dipinta trovo che sia una follia. Sarebbe come dire che dopo che una persona ha saputo che mi chiamo Veronica e sono nata a Roma, ad Aprile, mi conosce.

Quello è l’inizio, l’inizio di una storia. Ecco io ho sempre pensato questo: che l’opera d’arte, usando le parole del grande storico dell’arte Roberto Longhi, è sempre in relazione. Un’opera d’arte è una relazione, e una storia. Effettivamente, l’ho sempre pensato, ma non l’ho sempre saputo. Ne ho preso coscienza e consapevolezza solo recentemente. Non mi ricordo quando ho scelto di studiare storia dell’arte, l’ho sempre voluto. Per la precisione, ho sempre detto che da grande avrei voluto studiare “conservazione”. Questa idea del voler trattenere la bellezza e volerne fare memoria mi è sempre stata cara. Da quando sono piccola, ad esempio, il mio luogo, la mia cameretta, è sempre stato un piccolo museo, un posto, appunto, che volevo potesse fare memoria: volevo che chi vi entrasse potesse entrare in contatto con una storia. La mia storia faceva di quello spazio, un luogo.

Questa è un’altra parola chiave per capire come intendo l’arte: #relazione abbiamo detto, con #storia abbiamo continuato, ora voglio aggiungere #luogo. Luogo è diverso da spazio, luogo è uno spazio animato dalle persone che lo vivono, i luoghi sono sempre luoghi di vita, contenitori di storie, non solo contenitori di beni culturali. Il patrimonio storico-artistico e in generale la bellezza sono tracce, impronte, testimonianze di passaggi, di incroci di storie. Per questo se un monumento non torna alle persone, non torna a essere vissuto, muore. Rimane una cattedrale nel deserto. Per questo la mia cameretta è piena di mensole e cornicette che mi raccontano. Raccontano che la storia dell’arte non l’ho scelta, l’animazione si. L’animazione è una vocazione, una chiamata, che alla storia dell’arte ha dato senso e sostanza, significato.

L’animazione è una vocazione nella vocazione Oratorio. A Settembre 2003 ho scoperto l’Oratorio tramite il Centro Oratori Romani. Per la prima volta ho sentito di essere in un luogo dove potevo essere me stessa: in quel cerchio della gioia sono entrata e non ne sono mai più uscita. Parafrasando le parole di un frate francescano che tanto bene voleva al Cor, mi piace dire che se sono qualcosa, sono un’animatrice. A settembre dello stesso anno ho anche iniziato il mio ultimo anno di liceo. Quel Settembre mi ricordo come se fosse adesso che mi dissi “da grande voglio essere un’animatrice d’oratorio e una storica dell’arte”. Il 2 Novembre del 2008 ho pronunciato per la prima volta la mia promessa da socia effettiva del Centro Oratori Romani.

Il 2 Dicembre del 2008 mi sono laureata in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico. Mentre studiavo con fervore e passione, solo una cosa non mi tornava: perché? O meglio io il perché studiassi quelle cose e volessi farne una vita lo sapevo, ma non mi arrivava la testimonianza del perché lo facessero gli altri, quelli che mi riempivano la vita di studio. Se Michelangelo avesse dipinto la Sistina invece che dal 1508 al 1512, dal 1512 al 1516 sarebbe cambiato qualcosa? Se è così importante saperlo, evidentemente è perché dietro quel nome (Michelangelo) e quella data, c’è un mondo, uno stile, un’intenzionalità, una storia, no? Ecco, grazie all’animazione ho capito.

Per me la storia dell’arte ha senso solo se mi fa entrare in relazione con l’opera d’arte, se quelle nozioni non sono solo contenuti ma diventano accrescimento emotivo, esperienziale e spirituale. Se diventano atteggiamenti e comportamenti. Ma soprattutto se l’opera d’arte diventa strumento per farmi entrare in relazione con “l’opera d’arte-uomo”, con il “capolavoro-persona”.

Nel 2013 mi sono iscritta al corso di perfezionamento in “Progettazione, Gestione e Coordinamento d’Oratorio” e lì tutto, la comunità dei ragazzi che ha frequentato con me il corso, i professori, la mia esperienza di tirocinio, la mia tesi mi hanno fatto realizzare che da una vita la mia vita procedeva su due binari: l’oratorio e l’arte. La strada era quindi tracciata: questi sarebbero stati i due strumenti attraverso cui Dio per tutta la vita mi avrebbe chiesto di amare il prossimo e la Chiesa.